L’esperienza toscana tra sfruttamento lavorativo e caporalato

L’esperienza toscana tra sfruttamento lavorativo e caporalato

Nell’ambito delle attività di capacity building, il Progetto Di.Agr.A.M.M.I., diritti in Agricoltura attraverso Approcci Multistakeholder e Multidisciplinari per l’integrazione e il Lavoro Giusto, ha inteso strutturare un insieme di servizi, dispositivi, metodologie e modelli di intervento per innovare e migliorare l’efficacia delle misure, prevenzione, contrasto ed emersione.

In questa prospettiva, martedì 4 ottobre 2022, Artex Officina Creativa di Firenze ha ospitato il seminario di approfondimento “Tra sfruttamento lavorativo e caporalato. L’esperienza toscana”.

Massimo Guasconi, presidente Unionecamere Toscana, in apertura dei lavori ha salutato i presenti affermando: «La mia presenza qui oggi è per testimoniare l’impegno nella realizzazione dei progetti che verranno presentati. Le Camere hanno il compito di far collaborare, curare i rapporti sul territorio con le Prefetture e collegare i distretti e le associazioni. Ci farebbe piacere che su tutto il territorio regionale si potessero attivare quei percorsi che hanno dato, ad oggi, risultati positivi. Speriamo di far decollare con la collaborazione di tutti questi possibili risultati che hanno una funzione importantissima nel recuperare un ruolo sociale dell’impresa e dell’accoglienza che deve essere monitorata, seguita e sostenuta».

Alessandra Nardini, Assessore all’Istruzione e alla Formazione Professionale, ha esordito: «Lo sfruttamento lavorativo, fenomeno strutturato, attanaglia tutti i settori del nostro tessuto economico e produttivo, non solo il settore dell’agricoltura. Non dobbiamo abbassare la guardia ma mettere in campo azioni che affrontino il tema. In Regione Toscana abbiamo messo in campo un lavoro strutturato che copre tutti i settori. Nessun territorio ne è immune, neanche la Toscana. I dati lo dimostrano, i numeri non possono essere sottovalutati, è una realtà evidente. Il lavoro deve essere vita, deve essere dignità e non può essere sfruttamento».

Vincenzo Castelli, Coordinatore nazionale del Progetto Di.Agr.A.M.M.I. di Legalità al centro-nord, coinvolgendo i presenti in un’analisi di contesto ha dichiarato: «Questo seminario rappresenta un momento importante all’interno della strategia di confronto, analisi e restituzione di quello che il progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord e le politiche nazionali stanno sviluppando in tema di sfruttamento lavorativo in agricoltura. Oggi abbiamo una visione più ampia e articolata della costruzione di nuove strategie sul campo. Il nostro progetto ha rappresentato una sorta di crocevia nell’elaborazione di processi a intensità diversificate sui fenomeni e relativi interventi da implementare sulla tratta degli esseri umani e lo sfruttamento lavorativo».

Adriano Scarpelli, Coordinatore Regionale del Progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord, ha proseguito: «Io penso che il nostro progetto abbia avuto il ruolo importante di unire soggetti provenienti da categorie molto diverse tra loro. Il lavoro intrapreso lascerà in Toscana delle vere reti che valorizzeranno ciò che riusciremo a implementare nei prossimi anni, tenendo sempre alta l’attenzione nei confronti del fenomeno dello sfruttamento lavorativo».

Mirco Borselli, Segretario Regionale Flai Cgil, ha raccontato: «Indubbiamente è un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale. Il caporalato in agricoltura ha radici profonde ed è riconducibile a tanti settori produttivi. Qui in Toscana ci siamo occupati nello specifico di agricoltura. Negli anni abbiamo prodotto molte iniziative e protocolli che hanno avuto l’obiettivo di portare un significativo miglioramento e di serio contrasto a questi odiosi fenomeni. Credo che il Progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord abbia raggiunto il suo obiettivo soprattutto nell’essere riuscito a mettere a sistema una serie di conoscenze radicate nei diversi soggetti parte integrante del progetto e condurci a comunicare utilizzando lo stesso linguaggio. Ben poco si può fare se non si lavora sinergicamente. Gli interventi che abbiamo provato a costruire sono necessari e indispensabili per promuovere quelle iniziative attive sul contrasto a questo indegno fenomeno».

 Lucio Cianciosi, Responsabile della posizione organizzativa, sviluppo del sistema e della conoscenza e della semplificazione dei procedimenti agricoli della Regione Toscana, ha ribadito: «Il fenomeno del caporalato è devastante ed umiliante per i lavoratori e i datori di lavoro. Il protocollo sul contrasto dell’intermediazione illecita nasce nel 2020 e ha prodotto alcuni risultati tra cui il confronto tra le direzioni regionali con gli organi di vigilanza verificando che la volontà di agire c’è. Uno dei risultati della cabina di regia è stato realizzare delle linee guida, a disposizione di tutti, per informare gli imprenditori agricoli e forestali a proposito di obblighi, corresponsabilità e sanzioni». 

Stefano Carbone, Cooperativa Sociale Arnera, ha spiegato: «Parto da alcune riflessioni comuni. Siamo riusciti a mettere attorno a un tavolo attori che solitamente non dialogano tra di loro. I numeri presentati dimostrano che il caporalato è un fenomeno preoccupante per la Regione Toscana. Quando iniziamo ad entrare nelle dinamiche reali e a confrontarci tra di noi le cose si riescono a modificare e una serie di piccoli risultati portano a un grande risultato».

Emilio Santoro, Adir, ha aggiunto: «Oggi ci troviamo a constatare che l’80-90% degli stranieri vittime di sfruttamento lavorativo sono regolari e la maggior parte di essi con permesso di soggiorno relativo al sistema di asilo. Questo dato importante ci indica un cambiamento di sistema. L’unico modo per far uscire le persone dallo sfruttamento lavorativo è costruire percorsi sartoriali, cioè elaborati sulle esigenze della singola persona. Si combatte lo sfruttamento se chi è sfruttato ha la percezione reale di avere una posizione migliore di quella da sfruttato».

Immacolata Amalfitana, Viceprefetto Vicario e responsabile area immigrazione della Prefettura di Siena, in apertura della seconda parte della giornata formativa ha riferito che «in provincia di Siena siamo partiti da un’analisi della presenza degli stranieri sul territorio e da lì abbiamo cercato di individuare quali azioni potevano essere messe in campo per migliorare la governance dell’immigrazione. Il progetto ha visto realizzare tre azioni importanti: l’unità mobile itinerante e viaggiante, un percorso di formazione rivolto agli operatori e a tutti coloro che sono coinvolti nel settore e la realizzazione di tavoli tematici con il coinvolgimento di diversi attori».

Leandro Peraino, Viceprefetto Aggiunto e responsabile area immigrazione della Prefettura di Arezzo, ha riportato che «a luglio 2021 si è giunti alla stipula di un protocollo d’intesa con Ministero dell’Interno, Ministero del Lavoro, Ministero delle Politiche Sociali e Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali che desse organicità alle varie misure di contrasto a questo fenomeno. Si è prevista a livello centrale la costituzione di una consulta e a livello territoriale l’attivazione di tavolo permanente nell’ambito dei consigli territoriali per l’immigrazione. Il ruolo delle Prefetture diventa centrale in quanto deputato a realizzare delle sinergie istituzionali al fine di comporre un’adeguata programmazione di eventi».   

Alessandro Giaconi, Presidente Regionale AGCI, ha continuato: «Il caporalato è un fenomeno presente purtroppo anche in Toscana. Come associazione mettiamo a disposizione tutti gli strumenti tecnici per la costituzione di società cooperative che possano aiutare gli sfruttati ad avvicinarsi al mondo del lavoro. Siamo disponibili a far conoscere ai soggetti in difficoltà queste opportunità e seguire loro anche nella fase di startup».

Sabina Morosini, Oxfam Italia, ha affermato: «Il problema è complesso e bisogna affrontarlo tutti insieme. I migranti sono persone che hanno delle caratteristiche comuni. Il Progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord ha rappresentato un’opportunità per fare rete, conoscere altri soggetti e cercare di dialogare con altre istituzioni. In Toscana esiste lo sfruttamento lavorativo e ad oggi abbiamo tantissimi casi. Noi l’accoglienza la intendiamo a 360°, declinando sul territorio le risposte in maniera diversa a seconda delle necessità. Dobbiamo dare delle risposte concrete e adeguate».

Pietro Grassi, Ispettorato Territoriale di Firenze, ha illustrato: «Sulla base delle segnalazioni abbiamo individuato come ambito produttivo particolarmente a rischio quello manifatturiero, soprattutto quello gestito da cittadini extracomunitari. C’è un alto tasso di irregolarità nel settore. In quattro settimane di interventi speciali abbiamo controllato 38 aziende e controllato la posizione di 360 lavoratori, di cui 193 sono risultati irregolari e 60 in nero, completamente sconosciuti alla pubblica amministrazione». 

Serenella Pallecchi, Arci Siena, ha ribadito: «Negli ultimi tempi la forza della rete ha messo a disposizione le competenze, le esperienze e le professionalità affinché il risultato raggiunto sia un valore aggiunto. I singoli valori di ognuno hanno prodotto dei passi diversi rispetto altre situazioni. Dobbiamo pensare che tutti questi progetti devono servire anche per fare politica, ossia sensibilizzazione della comunità verso questi temi, sensibilizzazione delle scuole e di tutti gli attori coinvolti».

Elisa Viti, Anci Regionale Toscana, in chiusura dei lavori ha spiegato che: «la Toscana non è immune dal fenomeno dello sfruttamento lavorativo. È un problema non solo del singolo ma di tutta la comunità. È stata creata una rete toscana molto forte costituita dai membri del Terzo settore e non solo. È importante riconoscere l’impegno con cui tutti stanno portando avanti le progettualità e sviluppando percorsi di inclusione efficaci».  

L’esperienza promossa ha rappresentato un importante momento di dialogo da cui sviluppare interventi futuri per il contrastare un fenomeno ormai diffuso. I presenti hanno espresso la necessità comune di fare rete, di trovare elementi che possano unificare e rafforzare la collaborazione tra soggetti ed istituzioni.